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Archive for giugno 2014

Un tardo pomeriggio rievocato dai colori pre notturni di questo parterre milanese troppo affollato da zanzare meno incazzate è il pass che ci vuole per entrare nella fauna post adolescenziale del nord più rampante. Questo è quello che si crederebbe se si fosse nati negli anni 70′. La vita vera si sperimento sulla strada anche se non si legge Kerouac. Si dà il caso che, a differenza dei favolosi anni 80′ e 90′, questi siano gli anni in cui (quasi) tutto il sapere sia ad appannaggio delle zone democratiche di questo globo. Cavolo. E’ la pappa pronta. E’ la figa che te la struscia sul pacco sei un pò figo, un pò ricco, un pò strafottente, un pò superiore, un pò famoso. E’ l’immondizia piena di alimenti commestibili buttati solo per via della scadenza. E tutti sappiamo che quando il boccone è fisso in mezzo a molti altri succulenti bocconi, non c’è più sfida, né sana competizione, non più un senso né una soddisfazione nel cercare e finalmente trovare e riuscire, portare a casa il risultato. Sarà per questo che i delfini del presente dovranno rappresentarci con certa ignoranza in moltissimi campi? Guardo alla paura degli americani con un pressante senso di sconfitta. E’ quello che siamo in potenza, una commistione fortunata di etnie che sfruttano il tempo vitale in maniera radicalmente opposta pur essendo vicini di banco, colleghi o semplici avventori nella medesima collocazione spazio temporale. Alcuni potrebbero arrivare a questo punto. Altri, poveri di lessico e di slancio umanistico, potrebbero cazzare la randa. Memore del disprezzo che leggevo negli occhi di certi anziani alla mia vista, espongo il mio saldo ritegno e partecipo alle esequie del potere. 

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È vero ragazzo, io ti difendevo molto
Quando tutti mi dicevano
é uno sfi ga to
mi piaceva elevarmi
non essere superficiale
e pensavo
non lo tratterò male.
dapprima mi perdevo
nell’illusione prorompente
di non aver trovato un altro
de fi ciente
poi con sorpresa
lodavo il mio sentimento
ero ancora sana
per aver superato il tormento
amare senza nessuno motivo intellettuale
sembra essere la strada per esser normale
e invece tu
sei diventato ragazzo tronista
non voglio nemmeno indagare
sui motivi per i quali
hai chiamato la De Filippi
sei diventato ragazzo tronista
anche se riesco solo a pensare
a quanto triste sia la tua condizione
aver amato senza posa
la tua insulsa miseria
mi fa stare solo male
ma ora sei diventato ragazzo tronista
e tutto quello che cercavi
per magia ti sarà elargito
e ti vedremo all’esselunga
dopo il reparto giardinaggio
patinato più di un paggio
felice, per due mesi,
con la tua dolce metà
perchè non ne fai uno intero.

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Forse non ti aspettavi che il tuo riformismo si sarebbe realizzato. Ci credevi cosí tanto che oggi ci ritroviamo in una melma indistinta fatta di individui che parlano non per un bene alto, non in difesa dell’etica, non indirizzati verso il giusto governo ma per un vangelo molto più semplice. l’egofascismo dell’oligarchia. Sono parole finalizzate al mantenimento di un bonus illeggittimo quelle che detergono ogni possibilità di credere ancora che in Italia esista un organo potenzialmente in grado di agire con lo scopo di vedere finalmente, in carne ed ossa, il bene collettivo. Non il compromesso, non la rivoluzione, non un essere umano possono portare a casa un idea che è e sempre resterà platonica. Già parlavi della pericolosità di avere un conflitto di interesse in lande finanziarie. Cosa diresti ora, che ci hanno insegnato che il mondo non gira più se non per l’esistenza della disparità? Non credevi che l’austerità fosse un’utopia, ma all’epoca non si poteva comprare un debito. Comprare un debito? Che vuole dire mi chiedi. Anzi, non me lo chiedi, perchè sfortunatamente sai già quale sarà il nostro destino, e noi, chiaramente, ci tappiamo la bocca ché, non solo, non abbiamo di che sperare ma non abbiamo nulla per cui lottare. È già stato tutto digerito e decomposto. I fiori futuri non avranno bisogno di molte api.
Però, la tua venuta sempre ci ricorderà che basta un ideale per essere santi e puliti. Sembra cosí, facile… e invece.

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tdl_w

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Il film della vita, il libro della vita, il disco della vita. Ogni singolo post di questo blog è un ritratto. Questo è il ritratto della vita. Ieri, mossa da non so quale istinto, ho sentito un amico di vecchia data, uno di quelli che contano perchè non contano le volte in qui vi siete visti ma le constatazioni ricorrenti dell’essere presenti e testimoni l’uno nella vita dell’altra. Il mio amico Bobo è un tecnico luci, il migliore sulla piazza. Ci siamo conosciuti su un palco. Seduti su un palco. Quello dei Bluvertigo, in un’Ancona sciolta del 2001. All’epoca si andava dalla Lombardia alle Marche per beccare tutti i concerti. Era impensabile perdersene anche solo uno e, quando accadeva, era dura mandare giù il sapore acre di un’occasione da rimpiangere. Fortunatamente non fu quello il caso. Al ritorno dal concerto ebbi la mia, finora, unica micro pennica da guida. Chiaro, dopo 48 ore di veglia, migliaia di km alle spalle e un tour de force a Cà de Mandorli, sarebbe potuta andarmi peggio. L’unica cosa che mi rodeva era il fatto di non poter stare, come al solito, abbarbicata sulla metà esatta della transenna centrale (è sempre la stessa, non credete) a causa di un incidente di qualche mese prima. Ricordo che la prima cosa che mi venne in mente uscita dal coma fu che non avevo ancora regalato a Morgan un’edizione limitata di una BBC session di Bowie, appena uscita e appena acquistata e incartata per lui. Non ce l’avrà mai, mi dicevo, e invece, ce l’aveva. Però era contento perchè amava averne una copia da riporre in uno degli appartamenti. Che gentile. Non so se i ragazzi che hanno l’etá che io avevo in quel periodo, abbiano la fortuna di vivere con la stessa sfrontata noncuranza la coscienza di vedere il gruppo più figo dell’universo. A giudicare dalla superficialità con cui si parla di Morgan nel giornalettismo contemporaneo, temo che quei tempi non saranno più conosciuti né creati dalle band del belpaese. Sí perchè proprio ieri al Miami, non ho resistito 30 secondi prima di comunicare a Bobo che me ne stavo andando dopo l’inizio di un becero set di cui non darò alcun indizio. Si tratta di eleganza. Dell’essere ben educati. Di stare su un palco senza avere il benchéminimo dubbio di produrre un significato non banale. Purtroppo, non è più questo il mondo del saper ragionare. Le materie umanistiche vengono derise e ridicolizzate come un uomo che ,per scelte squisitamente soggettive o conseguenze e casi della vita, non è più in grado di esprimersi come un tempo. Morgan drogato (si diceva cosí prima), Morgan che peccato, Morgan teatrino mediatico, Morgan finito. Questa mi piace: Morgan sciupafemmine o Morgan che non perde il vizio. Morgan: un’altra delle sue. Spero che di quest’ultimo apostrofare abbia di che sorridere, ma ho come il sentore che si avvicini maggiormete al genere di persona che non riesce proprio a fottersene del giudizio, sia esso goliardico o benevolo. A prescindere dal fatto che, fortunatamente, Morgan ha la benedetta opzione di fare ciò che vuole in questo stato di corruzione e malavita amministrativa, sarei rasserenata nel percepire un minimo di crescita umanitaria in questo cazzo di paese da cui non vogliamo andarcene perchè ci siamo nati. Morgan è come l’Italia, una bizzarria meravigliosa. Morgan è un essere umano. Io sono un essere umano e, in quanto tale, rivendico il diritto di avere un risarcimento per tutta la merda che ho dovuto assaporare con benevole espressioni di magnanimo equilibrio verso una società che non accetta il diverso, che lo condanna ma che deve essere usato per sopperire alla crescente depauperazione del famigerato quid di cui tutti avete bisogno. Egoisti bastardi che non siete altro. E io, lui, dovremmo stare alle regole di un ambiente che non funziona come dovrebbe? Chi è la maggioranza per decidere del bene collettivo, del buon vivere e delle REGOLE? Mi fate ridere. Siete solo chiacchiere e procedure, chiacchiere e recensioni, chiacchiere e famo a come ci viene prima. Ma andatevene tutti affanculo e prima di andarci, chiedetevi se la persona di cui state parlando è diversa per sport o perché i “normali” hanno a portata di mano una soluzione e non una dissoluzione. Un applauso a Morgan che ha saputo fottere il sistema dall’interno, un sistema che tutti paghiamo caro, senza aver emesso alcun ordine di lavoro.

Non ho figli, ma se Morgan fosse mio figlio, gli starei vicino, qualunque cosa dovesse accadere. Non si puo fare per tutti… quindi chi non ha figli lo faccia almeno per una persona, non quella più innocente, non quella che sguazza nel benessere. Quella, che se ne fà del vostro aiuto? Lo faccia per quella più indifesa, l’errante, un/a amico/a fragile.

Peace & Abort Ignorance

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